L’ospedale S. Anna non si tocca! Proiezione docu-film a Castelnovo Monti

Mani sulla sanità castelnovo montiIl Comitato ‘Salviamo le Cicogne’, che si sta battendo, con il sostegno di migliaia di cittadini dell’Appennino reggiano, contro la chiusura del Punto Nascita dell’Ospedale Sant’Anna di Castelnovo né Monti, in collaborazione con la Federazione provinciale USB di Reggio Emilia, presenta una serata di informazione su quanto sta avvenendo nel mondo della Sanità Pubblica in Regione Emilia Romagna, attraverso la proiezione di un documentario di inchiesta del collettivo Indygroundfilm, dal titolo ‘Mani sulla Sanità’.Il documentario, pur essendo stato registrato tra il 2013 e il 2014 e presentato in Prima Nazionale nell’Ottobre 2014, è un inchiesta approfondita e profetica che presenta spunti di riflessione sulla continuità di smantellamento della Sanità Pubblica da parte della nuova giunta regionale del Presidente Stefano Bonaccini. Il Circolo di Rifondazione di Cadelbosco Sopra l''ha proiettato alcuni mesi fa ed è estremamente interessante, per cui consigliamo a chi se l'è perso la visione!

Il punto di vista di Rifondazione Comunista sulla vicenda dell'Ospedale S. Anna di Castelnovo Monti è oramai noto, ma lo ribadiamo riprendendo un nostro comunicato stampa di alcuni mesi fa:

+--+ Rifondazione Comunista di Reggio Emilia considera un grave errore la chiusura del reparto di ostetricia dell'ospedale Sant'Anna di Castelnovo Monti. Il reparto di ostetricia dell’Ospedale Sant'Anna di Castelnuovo Monti è sempre stato riconosciuto per la sua funzionalità ed efficienza, ma la Regione Emilia Romagna ha deciso che deve essere chiuso. Tale chiusura è giustificata da paventate ragioni di sicurezza di partorienti e nascituri, espresse dal Direttore Generale dell'Ausl di Reggio Emilia Fausto Nicolini e dall'Assessore alla Sanità della Regione Sergio Venturi, secondo i quali i "soli" 200 parti all'anno effettuati in questa struttura non garantirebbero non ben esplicitati standard di sicurezza. In realtà i due fanno riferimento al parametro minimo fissato dai nuovi standard ospedalieri ministeriali, che prevedrebbero la chiusura delle maternità con meno di 500 parti. Tale indicazione, fatta propria dall'accordo Stato-Regioni, è dedotta dalle conclusioni di due documenti: il primo, prodotto dall'AGENAS (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali); il secondo, realizzato dalla commissione permanente Igiene e Sanità del Senato, datato novembre 2012 (presidente di allora Antonio Tommassini, PDL, medico, condannato in via definitiva a tre anni per falso in certificazione per aver alterato una cartella clinica di un intervento di parto in cui la bambina partorita subì gravi lesioni cerebrali).

Dalla lettura del documento di Agenas si evince però che il volume dei parti non viene mai considerato un elemento di misurazione del cosiddetto “percorso nascita”. Allo stesso modo, nel documento della Commissione Igiene e Sanità del Senato non sono rintracciabili dati su eventi avversi materno-infantili associati al numero di parti: non vi sono, insomma, riferimenti scientificamente validi sulla relazione tra sicurezza e numero di parti/anno in nessuno dei due documenti. E in nessuno dei due vi sono prove di evidenza scientifica sulla soglia minima di sicurezza per i parti fisiologici. La cosiddetta "teoria della soglia di volume critico" non ha alcun riscontro scientifico e, semmai, un indicatore che viene preso in considerazione è l'attività dell'equipe medica, che deve aver modo di affrontare un numero di parti sufficientemente elevato così da garantire l'acquisizione della necessaria esperienza, manualità e professionalità. Quest'ultimo problema è di più semplice soluzione, ad esempio con la corretta organizzazione di turni e rotazioni delle equipes mediche in altre strutture, che già oggi svolgono parte della loro attività presso l'Arcispedale SMN di Reggio Emilia. Al contrario, ci sono diversi studi scientifici internazionali che esprimono un netto parere contrario circa il criterio della "soglia di volume critico", considerato un dato non scientificamente correlato alla garanzia di mantenimento di standard di sicurezza idonei per partorienti e nascituri o per la valutazione dell'efficienza di un reparto maternità.

Per questo ed altro riteniamo che, oltre all'aspetto prioritario della sicurezza che certamente non va mai sottovalutato, sia assolutamente necessario mantenere e garantire l’accessibilità ad un servizio che tutela la salute di partorienti e neonati in un territorio difficile quale quello della montagna reggiana.

Viene da chiedersi come mai non è data risposta a chi sostiene che la notevole distanza tra Castelnovo Monti e l'Ospedale di Reggio Emilia costituirebbe, questo si, un problema non di poco conto di sicurezza…la realtà è che si vogliono mascherare decisioni che nulla c'entrano con la salvaguardia della salute dei cittadini.

Motivazioni che sono di ben altra natura, dirette conseguenze delle politiche regionali e nazionali di soppressione sistematica dei servizi sanitari pubblici. +--+

Federazione Provinciale Reggio Emilia di Rifondazione Comunista

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