Senza padroni

17 novembre 2012 Nessun commento

Abbiamo deciso di scrivere questo piccolo articolo per ringraziare tutti i partecipanti alla proiezioni di giovedì scorso, “Senza Padroni”. The Take è un film abbastanza famoso e probabilmente buona parte degli spettatori aveva già avuto modo di vederlo. Ciò nonostante, l’affluenza all’iniziativa è stata buona e le discussioni a fine serata interessanti. Prendiamo questi dati come segnali di interesse generale per un tema che, da tabù, si sta trasformando in alternativa concreta per risolvere i problemi dei lavoratori. Questo tema è il controllo democratico della produzione da parte dei lavoratori stessi.

Siamo felici di aver contribuito, nel nostro piccolo, alla diffusione dell’esperienza Argentina non intesa come conoscenza meramente accademica ma come strumento per affrontare i nostri problemi quotidiani un po’ più preparati. Sicuramente non ci fermeremo qui, ci piacerebbe continuare rendendo Senza Padroni un percorso di formazione e discussione sul tema della produzione autogestita. Non sappiamo ancora quale sarà la prossima tappa; l’unica cosa di cui siamo certi è che rappresenterà ancora una volta il nostro modo di dare battaglia a un’ideologia che vuole il lavoratore come stupida bestia da governare e comandare, incapace di prendere in mano il proprio futuro e senza diritto di parola.

Ringraziamo quindi tutti quelli che erano con noi questo giovedì, e invitiamo loro e tutti gli assenti a intraprendere con noi questo cammino: insieme potremo lottare per una reale alternativa politica in cui i lavoratori non siano semplici strumenti per accrescere il profitto privato, ma i veri protagonisti di un autentico cambiamento sociale.

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14 Novembre – costruiamo l’unità studenti-lavoratori!

12 novembre 2012 Nessun commento

Il 14 Novembre è sciopero generale. È sciopero in Spagna, in Portogallo, in Grecia, a Malta, a Cipro e in Italia. È sciopero per dire basta alle politiche di austerità imposte dalla UE e dalla BCE. È sciopero perchè a pagare la crisi sono sempre i soliti, lavoratori e studenti che già faticano a tirare avanti. È sciopero perchè siamo agli sgoccioli, se non alziamo la testa quello che ci aspetta sono solo altri sacrifici e rinunce. Il 14 Novembre è sciopero, ed i Giovani Comunisti saranno al loro posto: in piazza a scioperare.

Per la prima volta dopo tanto tempo questo sciopero non è come gli altri: l’estensione della mobilitazione non è più nazionale, finalmente viene scavalcato questo limite per tentare di unire lavoratori di paesi diversi. Non importa la lingua, la nazione, le tradizioni: tutte queste persone sono accomunate da un presente di tagli e sacrifici e un futuro ancora più cupo. Per questo motivo sindacati di più nazioni parteciperanno a questo grande sciopero generale. Finalmente si comincia ad intravedere un obiettivo nuovo, non ristretto ai problemi del singolo paese ma che riesce ad accomunare tutti noi che condividiamo la stessa sorte. La crisi non è italiana, greca o spagnola, perciò la soluzione non si può trovare senza l’unione e la solidarietà di tutti i lavoratori e gli studenti d’Europa oggi, del mondo domani.

In Italia l’invito a scioperare è stato accolto dalla CGIL. Siamo dell’opinione che il sindacato non abbia fatto del suo meglio per partecipare a questo sciopero generale, organizzandolo in modo approssimativo e non dando abbastanza risalto alla connotazione “Europea” dell’evento. Questo però non compromette la nostra presenza in piazza, anzi ci sprona ad essere presenti per parlare con tutti i partecipanti e discutere del prossimo passo da compiere. La critica nel movimento operaio non si fa snobbando gli eventi di massa ma partecipando e portando la propria opinione per alimentare il dibattito.

Per questo motivo non condividiamo la scelta di alcune organizzazioni giovanili del nostro territorio di non fare alcuna iniziativa il 14 per organizzare una manifestazione il 17 Novembre, giornata nazionale dello studente. Ancora una volta viene sprecata un’occasione per costruire l’unità studenti-lavoratori in favore di un altro evento minore e di scarsa efficacia. Le organizzazioni studentesche reggiane devono entrare nell’ottica di idee che ogni possibilità di dialogo e collaborazione con il mondo del lavoro deve essere presa al volo. L’unità studenti-lavoratori è l’unica prospettiva politica in grado di garantire che le nostre lotte contro le politiche di auterità e tagli sociali, presenti e future, siano davvero efficaci. Qualsiasi altro tentativo settario, qualsiasi micro-manifestazione fatta per il gusto di portare avanti solo la propria organizzazione è destinato a fallire e a buttare il movimento studentesco reggiano in delle sabbie mobili da cui difficilmente riuscirà ad uscire.

Contro i tagli alla scuola, uniti si vince!

23 ottobre 2012 Nessun commento

Il 12 Ottobre a Reggio Emilia, così come in tutta Italia, la FLC CGIL ha convocato una manifestazione per rivendicare maggiori risorse da investire nella scuola pubblica. Come Giovani Comunisti abbiamo partecipato all’evento insieme agli studenti e ai lavoratori che hanno aderito all’appello.

Siamo convinti che la lotta quotidiana per una scuola pubblica, gratuita, laica e di qualità debba passare per un’opposizione chiara e radicale al governo Monti e ai diktat dell’Unione Europea. D’altronde proprio il governo Monti, tra l’approvazione del fiscal compact e della spending review, ha mostrato chiaramente quale sia il loro progetto per la scuola e la formazione: tagli, privatizzazioni, precarietà, maggiore sfruttamento degli insegnanti e, di conseguenza, un impoverimento della qualità formativa a tutti i livelli.

L’aumento a 24 ore settimanali a parità di stipendio e l’eliminazione del tetto massimo dalle rette universitarie sono esempi lampanti di come il governo “tecnico”, spronato dalla UE e dalla BCE, stia rendendo sempre più difficile ottenere una formazione adeguata nella scuola pubblica.

Alla manifestazione erano presenti due diversi cortei studenteschi, di piccole dimensioni, che non sono stati in grado di condividere una piattaforma comune per portare avanti insieme la lotta. Crediamo che l’unità fra studenti, nonostante le diverse posizioni politiche, sia un fattore decisivo per il movimento studentesco, così come pensiamo che l’unità fra studenti e lavoratori sia un obiettivo da perseguire in ogni occasione di lotta. Ma tale unità non cade dall’alto: solo con la condivisione democratica di alcuni punti essenziali è possibile mettere insieme le diverse posizioni e sensibilità per raggiungere obiettivi comuni.

Essere uniti non significa rinunciare alle proprie posizioni specifiche ma trovare punti di accordo - pur mantenendo le rispettive idee - per poter portare avanti una lotta più estesa ed efficace.

Limitarsi a guardare alla propria organizzazione senza cercare un denominatore comune fra tutti è invece il modo migliore per non combinare mai niente, rimanendo insabbiati nel “coltivare il proprio orticello”.

Pensiamo che la contrarietà alle controriforme dell’istruzione degli ultimi anni, alle privatizzazioni, ai tagli a scuola, università e formazione, insieme a una chiara discriminante antifascista, siano tematiche largamente condivise e possano rappresentare una solida base d’incontro. Proprio per questo la parola d’ordine “ce lo chiede l’Europa” espressa in manifestazione è, secondo noi, sbagliata: è, semmai, la crisi del capitalismo internazionale e, di conseguenza, europeo, a richiedere sempre più tagli e una sempre maggiore erosione dei diritti di studenti e lavoratori. Se l’Europa è la causa dello smantellamento dell’istruzione pubblica, la nostra critica ad essa e ai governi che esprime deve essere inflessibile.

Lottiamo insieme per:

  • Una scuola e un’università laica, pubblica, gratuita, di massa e di qualità!
  • Rivendicare una didattica di qualità!
  • Contro la repressione e per il diritto di assemblea garantito!
  • Il diritto alla mobilità: vogliamo un trasporto di qualità e completamente gratuito!
  • Difendere il diritto al lavoro, contro il precariato nella scuola!
  • Unità studenti e lavoratori: uniamo le lotte, costruiamo lo sciopero generale contro il governo Monti!
  • Dire NO al pagamento del Debito pubblico, le risorse devono essere usate per le esigenze dei giovani e dei lavoratori e non per gli interessi di padroni e banchieri!
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Difendiamo la scuola pubblica! Lottiamo per una scuola pubblica, laica, gratuita e di qualità!

6 ottobre 2012 Nessun commento
  L’inizio di questo nuovo anno scolastico è abbastanza curioso. Mentre il presidente del consiglio Monti elargisce ottimismo a piene mani parlando di una “luce in fondo al tunnel della crisi” e, da certi settori della sinistra italiana, si esulta per l’acquisto dei titoli di Stato a breve termine da parte della BCE (come se si trattasse di una misura progressista e non di un palliativo per nulla risolutivo e, anzi, peggiorativo nel lungo periodo), la crisi si aggrava sempre di più e, in particolare in Italia, colpisce duramente studenti e lavoratori. Mentre i sindacati parlano di emergenza occupazionale nel prossimo periodo, sul fronte studentesco e giovanile il governo si pone, in modo ancora più professionale (o, per meglio dire, “tecnico”) rispetto ai precedenti, in completa continuità con le politiche, trasversali a centro-destra e centrosinistra, di smantellamento nei confronti di scuola, università e formazione. Il ministro dell’istruzione Profumo lancia in settembre il famigerato “concorsone” con l’intento, dichiarato, di assumere 11.892 docenti, mentre in realtà i continui tagli alla scuola (150.000 posti in meno con la riforma Gelmini negli ultimi tre anni) si combinano con gli effetti della spending review, con 8000 esuberi di personale docente, classi sovraffollate e incremento dei test d’ingresso a numero chiuso nelle università; per quanto riguarda il concorso vero e proprio, i docenti abilitati che concorreranno saranno in primo luogo i 200.000 docenti già presenti nelle graduatorie che da anni mandano avanti la scuola e in questo modo, coprendo il tutto con il velo ipocrita della meritocrazia, si umiliano quei lavoratori che aspettano da anni in graduatoria, mettendo gli uni contro gli altri precari e neo-laureati. Da questo settembre deve svilupparsi una lunga lotta in difesa della stabilità occupazionale e per l’ottenimento di un sistema formativo pubblico, gratuito, laico, di massa e di qualità. Non possiamo riporre nessuna speranza nel governo dei “professori”, che al massimo saprebbero insegnarci, e molto bene, come fare per difendere i mercati e il capitalismo in crisi a scapito di lavoratori e studenti.   Lottiamo per:   • L’annullamento del concorsone • La destinazione alla scuola pubblica di nuove e ingenti risorse (reperendole dal taglio della spesa militare e dai finanziamenti alle scuole private) • il ritiro della legge 953 (ex Aprea). Fuori i privati dalle nostre scuole! • il ritiro delle contro-riforme degli ultimi dieci anni! • l’assunzione in ruolo di tutti precari che in questi anni hanno tenuto in piedi la scuola pubblica • la cancellazione della riforma Fornero sull’età pensionabile  
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Emergenza terremoto o emergenza capitalismo?

7 giugno 2012 Nessun commento
Le ondate sismiche del 20 e 29 maggio hanno ammazzato 26 persone, messo in ginocchio la Bassa modenese, ferrarese e mantovana. Decine di migliaia di sfollati, case inagibili, fabbriche accartocciate. Ma non è stata una fatalità. Secondo il procuratore di Modena Zincani la "politica industriale a livello nazionale sulla costruzione di questi fabbricati è una politica suicida. Oltre al fatto che rovinano il paesaggio, questi capannoni prefabbricati sono stati fatti con l’ottica del risparmio e ora paghiamo un prezzo altissimo" (Corriere della Sera, 31 maggio). È ancora una volta la conseguenza, tragica, dell’esistenza del sistema capitalista. Una tragedia scaricata innanzitutto sui lavoratori – morti, feriti e scioccati dal crollo dei capannoni - anche per la fretta tutta padronale di tornare ad essere produttivi, rispettare i tempi delle commesse e “tranquillizzare” i clienti. I lavoratori immigrati morti alla Meta di San Felice o i precari della Haemotronic, ci sbattono in faccia la logica violenta delle relazioni sociali capitaliste. Non è cinismo padronale telefonare ai propri dipendenti dicendo “noi siamo qui” o appendere cartelli come “C’è stato il terremoto ma la vita continua. Chi vuole lavora, gli altri possono prendersi le ferie. Liberissimi di farlo” (Il Fatto Quotidiano, 31 maggio)?  Sappiamo che il ruolo di un partito comunista non si limita al semplice assitenzialismo, e proprio per questo motivo pensiamo sia necessario intervenire nelle zone più colpite dal sisma, a partire dalla nostra provincia (a Reggiolo ad oggi si contano 400 sfollati e oltre 100 nel comune di Rolo), portando non solo il nostro sostegno materiale ma anche una lettura politica della situazione che vada ben oltre le belle parole del sindaco Delrio, per il quale, curiosamente, operai e imprenditori dovrebbero “ripartire insieme” per far fronte alla tragedia. Proprio quando (come segnalato dalla Cgil regionale emiliana) giungono segnalazioni di aziende che farebbero firmare liberatorie ai dipendenti per scaricare su di loro le proprie responsabilità penali in caso di incidenti. Nessuno riuscirà ad impedire alla popolazione, ai lavoratori, di riflettere sull’accaduto e sulle sue cause, anche economiche e sociali, con banalità del tipo “sappiamo tutti che quando la natura si scatena ci sono poche possibilità di contrastarla”. Dallo spavento e dal terrore di questi giorni dobbiamo trovare la forza e l’intelligenza per un’azione collettiva che ci porti ad una “normalità”. Quella agognata da ogni popolo, molto migliore di quella che c’era prima del sisma del 20 maggio. I GC di Reggio Emilia si stanno attivando per aiutare I compagni del circolo PRC “Gramsci” di Modena, i quali stanno da giorni lavorando al “Tendone del popolo” di Cavezzo, costruito assieme alle Brigate di Solidarietà Attiva e collocato tra la tendopoli della protezione civile ed una tendopoli spontanea.