IX Congresso del Partito della Rifondazione Comunista

Il Congresso provinciale del Partito della Rifondazione Comunista  si terrà Sabato 30 Novembre 2013 presso la federazione provinciale del partito in Via Gandhi 1/b a Reggio Emilia.  L’inizio lavori è previsto per le ore 9 con il seguente ordine del giorno: Ore 9 – Accreditamento delegati; Ore 9,15 – Elezione della presidenza; Ore 9,30 – Relazione del segretario; Ore 10 – Elezione delle commissioni (elettorale, politica e verifica poteri); Ore 10,15 – Saluto delle associazioni e dei partiti invitati; Ore 11 – Inizio dibattito; Ore 12,30 – Pausa pranzo con buffet in federazione; Ore 13 – Ripresa dibattito; Ore 15 – Conclusione dibattito; Ore 15,15 – Relazione delle commissioni; Ore 15,30 – Votazione dei delegati al congresso regionale e nazionale, elezioni degli organismi dirigenti e di garanzia; Ore 16 – Conclusione dei lavori;

Una Rivoluzione civile per ricostruire il Paese

UN PROGRAMMA PER GOVERNARE L’ITALIA Vogliamo realizzare una rivoluzione civile per attuare i principi di uguaglianza, libertà e democrazia della Costituzione repubblicana. Vogliamo realizzare un “nuovo corso” delle politiche economiche e sociali, a partire dal mezzogiorno, alternativo tanto all’iniquità e alla corruzione del ventennio berlusconiano, quanto alla distruzione dei diritti sociali, del lavoro e dell’ambiente che ha caratterizzato il governo Monti.   VOGLIAMO UNA RIVOLUZIONE CIVILE:   • per l’Europa dei diritti, contro l’Europa delle oligarchie economiche e finanziarie. Vogliamo un’Europa autonoma dai poteri finanziari e una riforma democratica delle sue istituzioni. Siamo contrari al Fiscal Compact che taglia di 47 miliardi l’anno per i prossimi venti anni la spesa, pesando sui lavoratori e sulle fasce deboli, distruggendo ogni diritto sociale, con la conseguenza di accentuare la crisi economica. Il debito pubblico italiano deve essere affrontato con scelte economiche eque e radicali, finalizzate allo sviluppo, partendo dall’abbattimento dell’alto tasso degli interessi pagati. Accanto al Pil deve nascere un indicatore che misuri il benessere sociale e ambientale;   • per la legalità e una nuova politica antimafia che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento ma l’eliminazione della mafia, che va colpita nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a partire da quello politico. Il totale contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione, il ripristino del falso in bilancio e l’inserimento dei reati contro l’ambiente nel codice penale sono azioni necessarie per liberare lo sviluppo economico;   • per la laicità e le libertà. Affermiamo la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione della persona umana. Siamo per una cultura che riconosca le differenze. Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere. Contrastiamo l’omofobia e vogliamo il riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere. Contrastiamo ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti;   • per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari. Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;   • per le piccole e medie imprese, le attività artigianali e agricole. Deve partire un grande processo di rinascita del Paese, liberando le imprese dal vincolo malavitoso, dalla burocrazia soffocante. Vanno premiate fiscalmente le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato. Vanno valorizzate le eccellenze italiane dall’agricoltura, alla moda, al turismo, alla cultura, alla green economy;   • per l’ambiente. Va cambiato l'attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina. Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua. Va valorizzata l'agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali. Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per una mobilità sostenibile che liberi l’aria delle città dallo smog;   • per l’uguaglianza e i diritti sociali. Vogliamo eliminare l’IMU sulla prima casa, estenderla agli immobili commerciali della chiesa e delle fondazioni bancarie, istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Vogliamo colpire l’evasione e alleggerire la pressione fiscale nei confronti dei redditi medio-bassi. Vogliamo rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale ed un piano per la non-autosufficienza. Vogliamo il diritto alla casa e il recupero del patrimonio edilizio esistente. Vogliamo un tetto massimo per le pensioni d’oro e il cumulo pensionistico. Vogliamo abrogare la controriforma pensionistica della Fornero, eliminando le gravi ingiustizie generate, a partire dalla questione degli “esodati”;   • per la conoscenza, la cultura, l’informazione libera. Affermiamo il valore universale della scuola, dell’università e della ricerca pubbliche. Vogliamo garantire a tutte e tutti l’accesso ai saperi, perché solo così è possibile essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli, recuperando il valore dell’art. 9 della Costituzione, rendendo centrali formazione e ricerca. Vogliamo valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico. Vogliamo una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi la subordinazione al potere economico-finanziario. Vogliamo una legge sul conflitto di interessi e che i partiti escano dal consiglio di amministrazione della Rai. Vogliamo il libero accesso a Internet, gratuito per le giovani generazioni e la banda larga diffusa in tutto il Paese;   • per la pace e il disarmo. Va ricondotta la funzione dell’esercito alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione a partire dal ritiro delle truppe italiane impegnate nei teatri di guerra. Va promossa la cooperazione internazionale e l’Europa deve svolgere un’azione di pace e disarmo in particolare nell’area mediterranea. Vanno tagliate le spese militari a partire dall’acquisto dei cacciabombardieri F35;   • per una nuova questione morale ed un’altra politica. Vogliamo l'incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo eliminare i privilegi della politica, la diaria per i parlamentari, porre un tetto rigido ai compensi dei consiglieri regionali e introdurre per legge il limite di due mandati per parlamentari e consiglieri regionali. Vogliamo una nuova stagione di democrazia e partecipazione.  

Riaprire subito Villa Rossi

Il folle gesto di un omicida ha portato alla chiusura frettolosa di Villa Rossi,struttura individuata dal Comune di Reggio Emilia per dare una risposta parziale all'emergenza freddo che tanti problemi aveva creato un anno fa. Ogni persona onesta  sa che nessuna responsabilità può essere attribuita alla struttura in sè, nè tantomeno ai volontari che vi lavorano. Una mente malata può colpire ovunque ed all'improvviso. Ci associamo pertanto alla richiesta dei volontari e chiediamo all'Assessore Sassi di riaprire al più presto Villa Rossi, anche perchè l'emergenza freddo non è cessata, l'emergenza tetto e letto caldo per i senza casa  non è cessata! Massimo Comunale Responsabile PRC  Salute ,welfare ,nuove povertà

Fermiamo l’escalation in Medio Oriente

Dopo aver “eliminato” sul suo territorio, quello palestinese di Gaza, il Comandante di Hamas Jaabari, Israele si prepara a rispondere ai missili lanciati per ritorsione, con una mobilitazione senza precedenti. Saranno 75.000 i riservisti richiamati alle armi in rinforzo agli attuali armati ed ai carri pesanti che si stanno posizionando ad Est della striscia di Gaza. Il Ministro Terzi si limita a dire che “è un momento molto preoccupante” e che “è necessaria ed urgente un’azione che riduca le tensioni, dia sicurezza ad Israele e restituisca un minimo di tranquillità alla Striscia di Gaza”. Egli non fa distinzione tra occupati ed occupanti, tra aggrediti ed aggressori, tra civili inermi e non belligeranti ed armati in difesa dei propri territori. Non vuole interferire con la strategia del governo israeliano, così come si è espresso l’ambasciatore italiano a Tel-Aviv in occasione dell’incontro che abbiamo avuto lunedì 29 ottobre 2012 nell’ambito della nostra “missione di pace” in quei territori. Questi non fanno alcun riferimento alle risoluzioni dell’ONU, al diritto internazionale, alla carta dei diritti dell’uomo. Questui svolgono una “normale attività diplomatica di routine”. Eppure la delegazione delle Nazioni Unite è presente ma la nostra diplomazia è assente, muta, completamente silente. Noi, all’inverso, siamo andati in Palestina per una “Missione di Pace” per vedere, toccare con mano, ascoltare tutte le parti, capire, esprimere la nostra opinione ed infine la nostra solidarietà, ma non solo questo: abbiamo dato la nostra parola che al nostro rientro in patria avremmo riportato fedelmente ciò che abbiamo visto, ascoltato, capito, ed avremmo lottato per la pace in Palestina ed è ciò che faremo fino alla demolizione di quell’impressionante muro alto 12 metri che si snoda per 450 km e per altrettanti km di recinzioni di rete metallica elettrificata. Il muro- serpente (snake), così lo chiamano i palestinesi, si snoda nella West Bank e non ha solo il compito di ridisegnare i confini fra lo stato di Israele e quello, mai riconosciuto, di Palestina, ma è anche ciò che imprigiona, blocca e circonda le città, togliendoli spazio, crescita e visibilità. Ray Dolphin, esperto OCHA – Ufficio dell’ONU di coordinamento degli Affari Umanitari nei Territori Palestinesi Occupati, con cui ci siamo incontrati, ha messo sul tavolo i numeri di questa realtà (vedi scheda FACT SHEET gennaio 2012, allegata). Nell’area amministrativa di Betlemme, Israele ha annesso tutta la parte nord del territorio di confine tra la città e Gerusalemme, oltre ad aver assunto, arbitrariamente, il controllo effettivo su oltre il 60% dell’area esterna alle mura con 16 insediamenti che ospitano una popolazione di 86 mila persone, lunghi tratti di muro, avamposti e check-point. Questo, per gli Israeliani, è il “modello Betlemme” che stanno realizzando in tutta la Cisgiordania. La vita per i 5.000 profughi del campo di AIDA a ridosso del muro è ad un livello sub-umano. La disoccupazione affligge quasi il 70% della popolazione. Chi può si arrangia con qualche bottega o facendo il tassista o facendo qualche lavoro legato al turismo a Betlemme ed a Beit Jala. L’inedia della quotidianità schiaccia ogni iniziativa, trovare una via di fuga è una opportunità, è già un primo passo, ma la disperazione rimane stampata sul viso di tutti i palestnesi. “Parlate di quanto avete visto” ci hanno chiesto tutti, dai ragazzi dei campi profughi di Betlemme, al sindaco israeliano di Ramla, alla pacifista Namika Ziou, che vive a Sderot e si batte contro una nuova guerra. Perché questa è, oggi, l’unica prospettiva vera che si percepisce nell’aria: un nuovo conflitto le cui dimensioni e tragicità sono solo inimmaginabili. Per questo motivo occorre intervenire subito a tutti i livelli istituzionali, diplomatico e sociale per costringere gli Israeliani a fermare l’escalation della violenza ed a intraprendere la via della Pace, del diritto internazionale, della giustizia e della riconciliazione.

Diamo all’Italia una politica di pace, ora, subito perché domani sarà troppo tardi.

Giuliano Rovacchi (partecipante alla Missione di Pace in Palestina dal 27/10/12 al 03/11/12 in rappresentanza della Federazione della Sinistra di Reggio Emilia)

Basta bombardieri, servono servizi sociali!

Martedì il Senato ha autorizzato i generali a tagliare i posti di lavoro per comprare i tanto discussi aerei. In un'aula particolarmente rumorosa e disinteressata, 252 senatori contro 12 hanno approvato una legge che affida al prossimo governo il potere di riorganizzare le forze armate.

Intervenendo nel dibattito, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, ha ribadito che si tratta di una semplice "revisione in senso riduttivo" e non di un nuovo modello di difesa. Infatti, nonostante tutto quello che sta succedendo nel mondo, questa "riforma" è stata fatta proprio con l'obiettivo che nulla cambi. I vertici militari di questo nostro paese vogliono continuare a comprare armi sempre più moderne e sofisticate e siccome sono costosissime e non ci sono più soldi tagliano il personale.

Così, invece di approfittare della crisi finanziaria per fare una vera riforma motivata da una coerente analisi geopolitica e dalla definizione del ruolo dell'Italia, il Senato ha preferito cedere. Così per altri 12 anni continueremo a buttare un sacco di soldi (in totale più di 230 miliardi di euro) per tenere in piedi un apparato militare un po' più piccolo ma ugualmente anacronistico. Il paese non ce la fa più, milioni di persone e di famiglie non ce la fanno più, si tagliano i servizi alla persona e agli enti locali che li devono fornire ma i soldi per comprare armi e per soddisfare le ambizioni dei nostri generali non mancheranno.

Non stiamo parlando di armi qualsiasi. Parliamo degli F35, parliamo di armi da guerra ad alta intensità che nulla hanno a che fare con l'articolo 11 della nostra Costituzione e men che meno con le missioni di pace a cui potremmo partecipare nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Ma chi l'ha detto che l'Italia ha davvero bisogno di quelle armi! Chi e quando ha stabilito che ci dobbiamo organizzare per andare a fare la guerra in giro per il mondo? E visto che gli italiani sono sempre meno propensi a farsi coinvolgere in altre guerre, che senso ha buttare tutti questi soldi in armi? E ancora: perché si sono definiti precisi obiettivi di riduzione del personale militare e civile e non si è definita la revisione di nessuno dei 71 programmi di armamento avviati da dieci anni a questa parte? (...)

Il Senato cede al potere straripante della lobby militare- industriale ma i giochi non sono affatto conclusi. Ora il provvedimento dovrà andare alla Camera e il dibattito dovrà essere riaperto. C’è spazio per un serio e ragionevole ripensamento.

Per la Federazione della Sinistra di Reggio Emilia

Giuliano Rovacchi

Il PRC di Reggio Emilia aderisce a #occupyILVA

L’intervento della magistratura nei confronti dell’Ilva ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora. Il dibattito è bloccato sulla scelta di tutelare il lavoro o difendere la salute e l’ambiente. Sulla base delle compatibilità dell’attuale sistema economico, non sembra esserci altra soluzione. Eppure, il gruppo Riva ha acquistato l’Italsider nel 1995 a prezzo di saldo: 2500 miliardi di lire invece dei 4000 che rappresentavano l’effettivo valore dell’epoca; l’importo totale, rateizzato, non è mai stato corrisposto del tutto. Eppure questa stessa multinazionale ha totalizzato, nel solo 2011, 1,6 miliardi di euro di utili. È ora che tutti questi profitti vengano utilizzati a beneficio della collettività, dei lavoratori e delle loro famiglie, che in questa lotta possono contare solo sulle proprie forze. Come Comitato Politico Federale del Partito della Rifondazione Comunista di Reggio Emilia rifiutiamo l’ignobile ricatto di scelta tra salute e lavoro a cui sono sottoposti i lavoratori tarantini e le loro famiglie e sosteniamo pertanto ogni iniziativa volta al superamento di questa contraddizione. Per questo aderiamo con convinzione all’appello lanciato da alcuni lavoratori di Taranto che chiedono l’espropriazione senza indennizzo dell’ILVA e del Gruppo Riva, in quanto unica via d’uscita da una situazione di ricatto inaccettabile. Impegniamo di conseguenza tutte le strutture del nostro Partito alla diffusione e alla raccolta di adesione all’appello. Approvato all’unanimità.

Reggio Emilia, 17 Settembre 2012

L'appello si trova sul sito www.occupyilva.org (clicca per aprire)