
Nella giornata di ieri sono uscite dichiarazioni piuttosto “sinistre” dell’ ex ministro delle leggi “porcata” Calderoli e del leader leghista Bossi in difesa dell’ articolo 18 e contro la riforma del mercato del lavoro. Il primo dichiara «Dopo aver ammazzato i pensionati ora vogliono accoppare anche i lavoratori, con questa marchetta fatta ai grandi imprenditori sull’art. 18» «stiano attenti, perché da adesso sarà lotta senza quartiere in Parlamento, nelle fabbriche e nelle piazze». Il secondo ribadisce che «Non è una riforma, ma una controriforma» e che «non vuole che si tocchi l’articolo 18». Slogan del genere ne abbiamo sentiti tanti in questi mesi come se la Lega Nord fosse un partito che ha sempre difeso gli interessi degli operai.
Ma proviamo a fare un passo indietro.
Ai simpatici leghisti ricordiamo (nel caso se lo fossero dimenticati) che nel 2002 il primo violento attacco ai diritti dei lavoratori fu proprio sferrato dal governo Berlusconi, governo di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega e UDC. In quel periodo dopo lo sciopero generale in difesa dell’ articolo 18, la Lega, per voce dell’ allora ministro alle riforme Umberto Bossi ribadiva «Ci mancherebbe altro che il governo torni indietro sull’ articolo 18». Manomissione che poi non ci fu, non per la lungimiranza politica dei leghisti o per l’ attenzione che hanno nei riguardi dei lavoratori, ma per l’ effetto dell’ ondata di proteste in difesa di un diritto fondamentale, cioè che non si può essere licenziati solamente perché troppo brutti, troppo antipatici, troppo sindacalisti o troppo comunisti.
L’ allora Ministro del Lavoro Roberto Maroni, non si fece certo scappare l’ occasione di bastonare ugualmente i lavoratori italiani ed un anno dopo fu il primo firmatario della Legge 30, meglio conosciuta come legge Biagi o legge Maroni. Riforma del mercato del lavoro di una portata tale da essere paragonata allo Statuto dei lavoratori. Solamente che, invece che tutelare i lavoratori, questa legge nacque per massacrarli introducendo un’ infinità di contratti precari meno retribuiti, e quindi poco costosi per le aziende. L’ effetto di quella legge fu l’ aumento vertiginoso dei lavoratori precari Una ricerca dell’ OSCE stima che per il 50% domina l’impiego temporaneo e che i giovani italiani sono precari e poco pagati, il 27,9% tra i 15 e i 24 anni sono disoccupati, e il 46,7% che lavora ha un impiego temporaneo. Altre inchieste stimano che Il 47,9% dei lavoratori atipici e il 67,7% dei lavoratori a tempo parziale ha fra i 30 e i 49 anni. Il precariato non è più un “rito di passaggio”: il 59% non ha sbocchi fra i contratti standard. Un vero e proprio massacro sociale!
Non ci resta che ringraziare i cari Bossi Maroni Calderoli e compagnia bella, che tanto protestano oggi, per averci massacrato in tutti questi anni. Avete già dimostrato ai lavoratori da che parte state ed è quella dei padroni!
Sulla difesa dei lavoratori NON AVETE NULLA DA INSEGNARE E NON PRENDIAMO LEZIONI DA NESSUNO. Noi c’ eravamo 10 anni fa e ci siamo ancora! A difesa della classe operaio senza se e senza ma!
SULL’ ARTICOLO 18 LA LEGA NON CI FREGA!